E’ morto Emilio Felluga. Il cordoglio del Comitato Regionale

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Il Comitato Regionale FIPE del Friuli Venezia Giulia si associa al cordoglio del mondo sportivo regionale per la perdita del Presidente Onorario del CONI Regionale, dott. Emilio Felluga, esempio luminoso di Dirigente competente e generoso. Egli ha dedicato nella sua vita tempo ed energie alla crescita dell’intero movimento sportivo del Friuli Venezia Giulia.

In ricordo di Emilio Felluga    di Ernesto Zanetti

Felluga-EzCi ha lasciato Emilio Felluga, sino al 2012 presidente regionale del CONI FVG che aveva guidato per vent’anni e del quale era presidente onorario.

Felluga ere nato ad Isola d’Istria nel 1937 ed aveva sofferto le traversie degli esuli istriani derivanti dall’occupazione titina. Commendatore della Repubblica e stella d’Oro del CONI, era riuscito a realizzare l’unità sportiva di una regione che aveva ereditato separata da sterili campanilismi.

Con li suo fare signorile ed estremamente cordiale, era stato definito dalla stampa come “l’uomo che riusciva a realizzare i sogni”, come quello del grande centro sportivo di Valmaura, con il PalaRubini e lo Stadio Rocco, con annessi centro CONI di Trieste e l’Istituto regionale di Medicina dello Sport, o la sede dell’Artistica 81, dove un gruppo di appassionati di ginnastica artistica ha mosso i primi passi fino a raggiungere il livello Olimpico,  o quello di portare nel 2005 in una piccola città – Lignano Sabbiadoro – i Giochi Olimpici della Gioventù Europea. Eccezionale la sua grande capacità di mediazione (nel suo ultimo libro dal titolo “Sognavo il Tour de France, ma non avevo la bicicletta” racconta di una spedizione a Zagabria negli anni della cortina di ferro, con una delegazione sprovvista di passaporti…) che gli ha consentito di dialogare con tutte le amministrazioni, di qualunque colore politico, mettendo in pratica, esaltandola, la caratteristica “super partes” del variegato mondo sportivo.

Tra i “sogni” rimasti tali, la candidatura per le Olimpiadi Invernali “Senza Confini” proposta negli anni in cui la cortina di ferro faceva sentire le sue strette maglie proprio in questa delicata area geografica che si era candidata “senza confini” appunto, non come una singola città, ma come territorio politicamente diviso fra tre stati, ma fertile incrocio delle culture Latina, Slava e Germanica. Il Sogno non si realizzò, ma il CIO ritenne di modificare la Carta Olimpica proprio stimolato da questa particolare candidatura.

Sotto la sua guida il Comitato Regionale del CONI, il primo in Italia a dotarsi di una Scuola Regionale dello Sport, è diventato un vero riferimento per tutte le problematiche e le questioni sportive, anche per quelle che nel resto d’Italia restavano appannaggio della politica, tanto da spingere la Regione FVG a promulgare un pacchetto di leggi (Lgge n. 8/2003) che riordinavano tutta la legiferazione regionale in materia di sport, mantenendo il CONI come centro di riferimento, ed inserendo provvedimenti d’avanguardia come la legge per la tutela dei talenti o quella per i contributi alle Società che partecipano ai massimi campionati, che hanno consentito alla “piccola” regione del Friuli Venezia Giulia di primeggiare nello sport a tutti i livelli. Poter vantare la più alta concentrazione di medaglie Olimpiche d’Italia, in una regione piccola come il Friuli Venezia Giulia, era un aspetto che lo inorgogliva e che non mancava di sottolineare ogniqualvolta se ne presentava l’occasione.

Proveniente dal mondo del canottaggio, ha tratto da questo lo spirito di squadra e di affiatamento necessario al raggiungimento di obiettivi comuni ed il sano istinto del “tirarsi su le maniche e lavorare” quando necessario, senza dover aspettare aiuti esterni.

Non finiva mai di stupirmi, di Emilio Felluga, la sua straordinaria capacità di instaurare un rapporto profondamente amichevole con chiunque gli si presentasse davanti. Nei numerosi incontri, anche con personaggi molto importanti, che ho vissuto con lui in veste di segretario del Comitato Regionale CONI, ho notato che l’incontro iniziava sempre con una sua allegra battuta, sempre centrata sul personaggio che aveva di fronte e che sottolineava la sua grande conoscenza delle persone e delle sottili differenze di carattere dell’animo umano. Qualunque fosse il rango dell’interlocutore, dal più misero abitante del globo (ricordo l’incontro con l’interprete cinese dell’Hotel di Pechino che poi divenne un suo grande amico) a quello più potente (come l’incontro con l’Ambasciatore Italiano in Cina o col Sindaco di New York Michael Bloomberg) Emilio lo metteva subito a suo agio e gli consentiva di mettersi su un piano “da pari a pari” (riusciva sempre a dare del “tu” a tutti,Felluga-Ez1 ma non era un “tu” di facciata perché sottintendeva sempre un rapporto semplice, sincero e condiviso) il resto della conversazione, qualunque fosse l’importanza dell’argomento, scorreva sempre liscio come una chiacchierata tra vecchi amici!

Ho sempre considerato Emilio quasi un secondo padre ed un grande maestro di vita.

Di lui ricordo in particolare, con profonda ammirazione ed anche un po’ di “invidia” la curiosità quasi infantile e fanciullesca che conservava nei confronti di tutte le cose e che concretizzava sempre con quesiti semplici e diretti che gli consentivano, però, di entrare nel cuore vero di tutte le problematiche ridisegnandole in un modo estremamente semplice e sintetico all’insegna della semplicità e della chiarezza. Il bene e il male, li giusto e l’ingiusto, la via da seguire e quella sbagliata, apparivano a questo punto in molto nette, suggerendo in modo inequivocabile le scelte da fare.

Questo era il modo con cui riusciva sempre a risolvere tutti i problemi, anche quelli che ai miei occhi sembravano insormontabili, spezzettandoli in tanti piccoli insignificanti problemini. L’aspetto sorprendente è che poi riusciva sempre a trovare, nella sua grande rete di amicizie vere che lo ha sempre circondato, qualcuno che era fiero di poterlo aiutare.

Questo era il suo straordinario modo di rapportarsi con le persone e di entrare nel loro cuore e questo era il modo che gli ha consentito di realizzare, come pochi, grandi sogni apparentemente irrealizzabili.